Erano lì sull’asfalto, una sana che guardava a sud e l’altra ammaccata e capovolta.
Erano lì sull’asfalto quei due testimoni plantari.
Il loro occupante era evaporato e loro stavano lì a ricordo, esposte a tutto.
Spesso per strada si trovano un paio di scarpe senza proprietario.
Cosa è giusto?
Lottare animati da un ottimo ottimismo, tenaci e irriducibili o dissociarsi e togliersi dalla mischia?
È facile rispondere che la partecipazione e l’impegno sono un dovere civile; è una risposta già confezionata e forse ha una sua validità, ma non si può negare l’affascinante inquietudine che si prova nel vedere un paio di scarpe vuote sull’asfalto.
È un’immagine precisa, un voluto abbandono, e non sempre il togliersi dalla ressa e il defilarsi sono da considerare atti di vigliaccheria o di comodo.
All’astensione e alla rinuncia quando sono punti di arrivo e non di partenza occorrerebbe mostrare una considerazione maggiore e porre domande dirette a chi si nega e tramuta così la sua assenza in ingombrante e fastidiosa presenza.
Da fastidio chi si dimette.
Altrimenti se si ignora tutto e ci si gira sempre dall’altra parte, resterà semplicemente sull’asfalto una scarpa sana che guarda a sud e l’altra ammaccata e capovolta.
["Agrodolce" - Maurizio Galli]

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