sabato 13 luglio 2013 0 commenti

Forza Checco!!!


Credo di non essere un credente ne' tantomeno un praticante, ma mi piace questo Papa informale, contromano, che parla come mangia rendendosi così simile ai suoi simili che tanto ama.
Dagli iniziali gesti e dalle prime parole pronunciate, risalta subito la sua“unicità“ (almeno rispetto ai suoi predecessori) e penso anche la sua grande sincerità.
Sì perchè alle parole occorre sempre far seguire i fatti per essere coerenti e credibili.
Lui lo sarà? Io credo di sì, così a pelle.
Intanto ha cominciato a mettere il naso anche in faccende delicate, tipo Ior dicendo più o meno che Gesù Cristo non ha mai avuto bisogno di una banca, o comunque “riposizionandosi“ successivamente, affermando che la chiesa può anche avere una banca, ma che il tutto deve rimanere in un concetto etico e di cristianità tale che.....
Sinceramente nessun altro Papa si era mai addentrato in questioni simili con tale veemenza e pacatezza al tempo stesso.
Fermezza in una parola.
Però a dire il vero sembra che anche Papa Luciani avesse provato a vederci chiaro a tal proposito, nel suo pur breve pontificato; ma se è vero che Dio chiama a sè i migliori in questo caso l'ha fatto prematuramente, quel giorno ha sbagliato (senza offesa sia chiaro), non dando luogo a Paolo Giovanni I di appurare cosa c'era dietro la tenda. E non solo per bieca curiosità.
O forse qualcosa però l'allora Papa aveva sbirciato; ma cosa di tanto pauroso può aver visto o odorato tanto da provocarne un attacco di cuore così repentino ed inaspettato?
Ecco adesso che anche Francesco, oltre le mille strade battute per una chiesa migliore, anzi per una chiesa degna di esserlo, sta percorrendo questa più tortuosa, intricata e forse pericolosa, cioè quella di una credibilità evangelica, cristiana, “povera“ nelle vesti ma infinitamente ricca nello spirito vero, (in virtù di quel grande partito politico, forse il più grande al mondo che tutti conosciamo), sorge spontanea all'uomo miscredente e non praticante una preoccupazione umana:
non è che anche lui sbirciando nell'ignoto possa esserne colpito a tal punto da fare la stessa fine di Papa Luciani?
Beh, vista la qualità del soggetto spero proprio di no.
Penso sia preparato ed avvezzo (se non altro per la precedente esperienza seppur indiretta) a tal punto da “schivare“ insidie simili, ma non si sa mai; quando le sorpresone sono grandi grandi, anche un cuore grande grande può sbandare, sfaldarsi.
E' per questo che auguro all'uomo prima di tutto e poi a quello che rappresenta, lunga vita e quei quintali di coraggio che sembrano certo non fargli difetto, e soprattutto tante vittorie figlie delle sue idee; idee talmente al di sopra di tutto che nessun essere umano può non condividere.
Purtroppo la condivisione per molti si ferma a quella verbale.
Insomma a me un Papa che in diretta radio dice “.... mi fa schifo....“ riferendosi a situazioni realmente schifose mi piace assai.
Assai.
Tifo per lui al punto tale che sicuro di non cadere nel blasfemo lo saluto romanamente (nel senso dialettale e basta) con un sentitissimo
".... Daje Checcho daje..."
domenica 7 aprile 2013 0 commenti

Quando la donna provoca è giusto che sia punita


Lo stupro impunito del branco di Montalto
"Io, stanca di combattere per avere giustizia"

Sei anni dopo nuovo stop al processo. La rabbia della ragazza: "Mi hanno rubato la vita". La madre: "Mia figlia aveva solo 15 anni, da allora ha cambiato città, smesso di studiare e perso venti chili: non vive più"dal nostro inviato MARIA NOVELLA DE LUCA

MONTALTO DI CASTRO - Sei anni fa, esattamente in questi giorni, in questa stessa pineta che si affaccia sul mare e dove di notte nessuno sente e nessuno vede. Forse era già primavera, mentre oggi il cielo è incerto: la stuprarono in otto, per tre infinite ore, M. aveva 15 anni, gli altri, il branco, poco di più.

"Mi hanno preso la vita e rubato il futuro, ho sperato ogni giorno di avere giustizia, ma se avessi saputo che finiva così non li avrei mai denunciati. Ora sono stanca, non ho più la forza di combattere", racconta oggi M. L'hanno chiamato lo "stupro di Montalto di Castro", dal nome di quel paese tra Lazio e Toscana che ha continuato testardamente a difendere i suoi "bravi ragazzi", che nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile del 2007 abusarono selvaggiamente di M., Maria, un nome che non è il suo ma le assomiglia. Oggi dopo sei anni e due processi, quella ferocia di gruppo è diventata il paradigma di quanto in Italia la violenza sessuale resti di fatto ancora impunita. E le vittime relegate nell'ombra di vite spezzate.

"Aveva la minigonna", fu l'incredibile capo d'accusa del paese schierato in piazza davanti alle telecamere di Canale 5 per insultare Maria, che aveva la media del 9 a scuola, e quella sera di marzo aveva accettato dalla sua amica del cuore l'invito ad una festa in una discoteca di Montalto di Castro. Qualcuno poi l'aveva convinta ad uscire dal locale, per prendere un po' d'aria nella pineta, gli altri erano sbucati dal buio. Il resto è incubo, vergogna, paura, l'avevano lasciata lì pesta, sanguinante, con le calze rotte.

Per quindici giorni Maria si tiene il segreto, poi in lacrime racconta tutto al preside del liceo di Tarquinia che allora frequentava, e che l'aveva convocata per capire perché quell'allieva così brillante non facesse altro che piangere in classe. Sei anni e due processi dopo, nonostante la richiesta di 4 anni di carcere avanzata dal Pubblico ministero, e pur riconoscendo che il racconto di Maria è del tutto veritiero, il 26 marzo scorso il tribunale per i minori di Roma ha deciso per la seconda volta di affidare i colpevoli - alcuni lavorano, altri sono diventati padri, mai nessuno ha chiesto scusa a Maria - ai servizi sociali. Sospendendo così ancora una volta il processo.

E allora bisogna salire su una strada ripida alle porte di Tarquinia, trenta chilometri da Montalto di Castro, attraversare un ballatoio rigoglioso di fiori curati, e sedersi accanto ad Agata, la madre di Maria, 59 anni, quattro figli, Salvatore, Gianluca, Cinzia e Maria, gemelle, emigrata qui dalla Sicilia 23 anni fa, un marito camionista, lei stiratrice in lavanderia. E c'è tutto il dolore di una madre nei grandi occhi azzurri di Agata, un pudore violato, "per farla visitare la portai dalla ginecologa che l'aveva fatta nascere, ma alle cinque del mattino, per non incontrare nessuno".

Nel salotto che odora di pulito, con le foto in cornice e i buoni mobili di famiglia, Agata racconta. "Quello che hanno fatto a Maria lo sento ogni giorno sulla mia pelle, sono ferite aperte, era poco più che una bambina, oggi vive quasi nascosta, a casa di un'amica dove fa la baby sitter, ha smesso di andare a scuola, è l'ombra della bella ragazza che era, ha paura del buio, da quella notte maledetta non ha mai più messo una gonna, e in tutti questi anni nessuno dei suoi aguzzini, o dei loro genitori, mi si è avvicinato per dirmi mi dispiace, mio figlio ha sbagliato. Anzi, durante le udienze i ragazzi ridevano".

Ci avevano già provato i giudici, nel 2009, a recuperare gli otto del branco, alla fine rei confessi, difesi da buoni avvocati e con famiglie abbienti alle spalle. Addirittura il sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai, ancora oggi iscritto al Pd, contro ogni procedura aveva prelevato dalle casse comunali 40mila euro per difendere i violentatori. Una "messa in prova" fallita, durante la quale uno degli otto era stato addirittura arrestato per stalking contro la fidanzata, tanto che la Corte di Cassazione aveva revocato quel provvedimento, imponendo un nuovo processo di primo grado.

Continuerebbe a combattere Agata, vorrebbe impugnare quella "messa in prova" che non ha reso giustizia a sua figlia. Insieme a lei, da sempre, un'altra donna tenace, Daniela Bizzarri, ex consigliera delle Pari Opportunità di Viterbo. Una solidarietà che diventa amicizia. "L'affidamento ai servizi sociali di questi ragazzi, oggi tutti maggiorenni, si è già rivelato un fallimento la prima volta. Perché riproporlo e far passare il concetto che lo stupro è un delitto minore? Così passa il messaggio dell'impunità".

E basta affacciarsi in uno dei tanti chioschi semiaperti sul litorale di Montalto, per capire perché Agata e Maria si sentano sole. "C'avete rotto i co..., è stata una ragazzata, e se l'hanno fatto vuol dire che lei li incoraggiava. Lasciateci vivere". Agata liscia con gesto di sempre la tovaglia inamidata sul tavolo. "Quelli vanno in giro, sono liberi, li vedi nei bar, si sono sposati. Maria ha perso venti chili, è dovuta andare via, a lei chi restituirà il futuro? Per questo vorrei ancora avere giustizia". Ma è Maria invece che come tante altre donne vittime di stupro, ha deciso di ritirarsi. Delusa. Stanca. "Non posso sostenere un nuovo processo - sussurra - ad ogni udienza sto male, vomito, ricominciare daccapo, vedere le loro facce... Li dovevano condannare, ma mi basta che i giudici mi abbiano creduto, che io sono una ragazza perbene. Ora cerco soltanto un po' di pace".
(07 aprile 2013)© RIPRODUZIONE RISERVATA
sabato 26 gennaio 2013 0 commenti

C'è chi vuole ascoltare, chi deve ascoltare, e chi finge di ascoltare



DICE COSE IN QUEST'INTERVISA CHE SONO QUASI PIU' IMPORTANTI DEL SUO CANTARE...... QUASI 21 ANNI FA....
venerdì 25 gennaio 2013 0 commenti

Facile


Un giorno la paura busso' alla porta, il coraggio ando' ad aprire e non trovo' nessuno.

Martin Luther King
venerdì 18 gennaio 2013 0 commenti

Fondamentalissimo !!!!!!!!!!!!

s

Vale la   pena di vivere.....
mercoledì 9 gennaio 2013 0 commenti
Una delle cose che più mi da' fastidio nella vita, è quando in un rapporto tra due o più persone c'è qualcuno che sottovaluta l'intelligenza, l'esperienza, a volte la furbizia e l'intuito dell'altro o degli altri.
C'è da parte di costui ovviamente una sorta di sopravvalutazione delle proprie capacità, delle proprie azioni che quasi lo acceca, non permettendo di valutare i propri comportamenti con distanza, obiettività, freddezza. 
Doti queste che sono basilari se si vuole “ingannare“ o far travisare una realtà.
Peccato per queste persone che si comportano così, perché io ho capito, tardi ma ho capito, che in fondo nella vita la sincerità e la correttezza pagano sempre. 
E fanno vivere una vita sgombra da ansie.
Anch'io a volte peccando di molta presunzione in passato mi sono comportato così.
Ed è proprio per questo che adesso mi viene abbastanza facile cogliere al volo le mancanze altrui.
E' come se mi guardassi nello specchio di allora.
Insomma, riesco velocemente a “tanare“ l'altro o gli altri, ma non per capacità assolute; solo per aver accumulato un po' di esperienza ed per un intuito innato. 
Credo almeno.
Tutto sommato non ci vuole una grande intelligenza per comprendere uno stupido, o uno stupido comportamento.
Poi c'è un'altra peculiarità un po' più difficile da scovare, ma comunque strategica nella messa in atto di tali comportamenti.
Quella di attaccare sempre per non essere attaccati.
Se io per esempio dico a te che sei scorretto, tu come prima cosa cerchi di difenderti da quest'accusa e fai di tutto per dimostrare il contrario. 
Che sia vero o no che tu lo sia, comunque cerchi di difenderti. 
Ma nelle energie profuse nel difenderti, difficilmente ti passa per la testa che lo scorretto sia il tuo accusatore.
Mentre il tuo accusatore nell'ergersi a tale ruolo si sente abbastanza “sicuro“ dall'essere a sua volta attaccato per la medesima accusa.
Buffo e un po' maleodorante.
E l'altro, quello che capisce il giochetto, oltre all'amarezza naturale che deriva da una commedia del genere, si diverte anche un po' a guardare questo film dall'alto, riuscendo a vedere anche il “backstage“ senza essere visto.
Fondamentale.
Ma perché accade tutto ciò'? 
Perché le anime non sono mai tutte bianche.
Mai.
Poveracci.

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